PON: L’ARTE NEL PAESAGGIO

5 dicembre 2019

Nel 1990 il politologo e professore americano dell’Harvard University Joseph Nye in un articolo apparso su The Atlantic, rivista di politica ed economia statunitense, coniava il termine Soft power. Il concetto veniva contrapposto all’Hard power statunitense, fondato sull’idea che l’affermazione nazionale si basa su aspetti hard, quali il prodotto interno lordo, la difesa dei propri confini e quindi la potenza militare. Joseph Nye proponeva invece, una più efficace via europea soft, in grado d’influenzare il mondo e quindi di competere, facendo leva sul potere di seduzione della cultura, attraverso la persuasione piuttosto che la coercizione. Già il cruento e spietato Re assiro Assubanipal capì l’importanza dell’arte e della cultura. Infatti quando conobbe la cultura babilonese ne rimase incantato, tanto da chiamare alla sua corte numerosi architetti per arricchire i palazzi di Ninive con splendidi edifici, giardini e fontane. Inoltre fece costruire anche una importante biblioteca dove raccolse trentamila testi di scienze, religione, letteratura, medicina e astronomia. Sono passati secoli da Re Assubanipal e trenta anni da questo articolo, ma io penso che il pensiero di Nye sia di grande attualità soprattutto nel nostro paese, che ha al suo interno un meraviglioso patrimonio artistico, architettonico e culturale. Proprio per questo l’Italia gode di un grande potere di seduzione culturale nel mondo, grazie alla creatività e alla capacità di creare soft economy. Con questo neologismo si punta a creare una economia che punta sulla valorizzazione dell’identità delle comunità che vivono nei territori, rispettando l’ambiente e incorporando bellezza.

Tutto Ciò è quello che abbiamo cercato di realizzare all’interno della mia scuola L’Istituto comprensivo P.P. Puglisi guidati dalla Prof. Lo Faso Francesca e dalla prof. Scaduto Laura, diffondendo un pensiero creativo che ha valorizzato il nostro territorio con una costante circolarità tra visione d’insieme e qualità del dettaglio. Ridisegnare il nostro territorio  attraverso  varie tecniche di pittura come un plein air, l’acquerello, multimateriali anche di tipo organico come le lenticchie, ecco tutto ciò ci ha permesso di rafforzarci in termini d’identità. Questo processo   di progettare, pensare, produrre ci    ha coinvolto  intensamente a tutti noi ragazzi , facendo sì che le ore trascorse assieme siano volate

Il PON ci ha permesso così di vivere un esperienza di arte e manualità, finalizzata a sviluppare le capacità di noi alunni, ma un altro aspetto fondamentale del progetto è stato, senz’altro l’inclusività fra le classi dell’istituto, permettendo di relazionarci in modo creativo fra noi ragazzi, soprattutto durante le escursioni in loco. Infatti uscendo fuori dall’aula  abbiamo avuto modo di vivere e farci ispirare da ambienti suggestivi come il Castello e le Terme arabe di Cefalà Diana, Rocca Busambra, la Chiesa Madre e il Baglio di Villafrati. L’attività propostaci ha mirato a stimolare una nuova sensibilità  e  un  atteggiamento  positivo  verso  il  nostro territorio  ricco  anch’esso  di  storia.  Le  nostre  care  e  attente  docenti      si  accertavano  del raggiungimento    degli    obiettivi    prefissati      attraverso    momenti “diretti” pensati e strutturati all’interno del gruppo classe e tramite il continuo dialogo e confronto tra loro e noi alunni. Insomma un arricchimento continuo e stimolante! Nel dettaglio il percorso delle attività ha avuto il supporto di vari materiali come pennelli di varie misure, forbici, taglierini, colle, fogli per acquerelli, risme di carta, uniposca, supporti informatici e quant’altro… tutto ciò con l’uso e la varietà dei materiali propostoci e dei procedimenti   messi in essere  ci hanno permesso di crescere.

Le attività si sono svolte con frequenza settimanale e non saprei descrivervi la tensione emotiva legata alla gioia che mi saliva a ogni singolo incontro. Ovviamente anche se nel nostro realizzare non abbiamo creato delle opere d’arte di assoluta bellezza che possano  suscitato  nello  spettatore una qualche emozione, certamente sono riuscite a farci ragionare. Ancora una volta a fare la differenza sarà il pensiero e l’arte, essendo la più alta espressione dell’intelletto umano non potrà che essere manifestazione del pensiero stesso di noi ragazzi. Gli obiettivi raggiunti sono stati tanti in relazione ai vari tipi di pittura affrontati, tanto da farci acquisire nuove conoscenze nel disegno, nell’uso dei colori primari e secondari, nell’armonia delle forme, nelle tecniche pittoriche e nell’utilizzo di materiali creativi differenti. Abbiamo compreso che le immagini costituiscono un linguaggio semplice ed immediato a chi ne usufruisce e che riescono a comunicare messaggi sempre nuovi. L’accostarsi ai beni culturali del nostro territorio ci ha consentito di riviverli con meno superficialità, di farci sviluppare la fantasia e l’immaginazione. Questa esperienza ci ha invitato a mostrare il mondo intorno a noi, nei suoi paesaggi secondo differenti modalità espressive rielaborando nuovi contenuti con approfondimenti e con maggiore sviluppo del senso estetico, lasciando uno sguardo aperto solo come il disegno sa fare!

D.S. dott.E.Inglima

Per concludere vorrei ringraziare la nostra dirigente E. Inglima sempre sensibile verso noi ragazzi nel darci tali opportunità, il comune e la biblioteca di Villafrati nelle persone del sindaco Franco Agnello e della  direttrice   G. Landolina  che ci hanno dato la possibilità di realizzare una mostra itinerante all’interno del Baglio permettendo di fruire del lavoro svolto da noi ragazzi a tutta la comunità e ai curiosi dell’arte e infine le nostre meravigliose “conduttrici” Prof. ssa Lo Faso e la Prof.ssa Scaduto che hanno saputo convogliare talento ed energia in un cammino di cultura.

Vorrei ricordare in questo mio articolo, un nostro presidente Carlo Azelio Ciampi che nel discorso del 5 maggio 2003, considerava proprio come me l’articolo 9 della Costituzione il più originale, perché unico nelle costituzioni del mondo, dato che tiene insieme lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica con tutela del nostro paesaggio, del nostro patrimonio storico e artistico.E così che si basa la nostra identità nazionale, cioè sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo E non da meno assegna questa missione di tutela , salvaguardia e valorizzazione non allo Stato ma alla Repubblica. Cioè a tutti noi!

Ecco il passaggio centrale di quel discorso:

«L’identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali al mondo. Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. La Costituzione ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano. La stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile. Anche la tutela, dunque, deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo, e cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile da tutti. Se ci riflettiamo più a fondo, la presenza dell’articolo 9 tra i “principi fondamentali” della nostra comunità offre una indicazione importante sulla “missione” della nostra Patria, su un modo di pensare e di vivere al quale vogliamo, dobbiamo essere fedeli. La cultura e il patrimonio artistico devono essere gestiti bene perché siano effettivamente a disposizione di tutti, oggi e domani per tutte le generazioni. La doverosa economicità della gestione dei beni culturali, la sua efficienza, non sono l’obiettivo della promozione della cultura, ma un mezzo utile per la loro conservazione e diffusione. Lo ha detto chiaramente la Corte Costituzionale in una sentenza del 1986, quando ha indicato la “primarietà del valore estetico-culturale che non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici” e anzi indica che la stessa economia si deve ispirare alla cultura, come sigillo della sua italianità. La promozione della conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono dunque una attività “fra altre” per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per      dettato      costituzionale      e      per      volontà      di      una      identità      millenaria».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *